Il nostro sito web utilizza i cookies per migliorare la navigazione. L’utente è consapevole che, se esplora il nostro sito web, accetta l’utilizzo dei cookies.
Maggiori informazioni
Mondo Ristorante

Le 10 regole d'oro del sushi

C’è chi molto spesso gusta il sushi, un particolare ed invitante tipo di cucina estera, probabilmente però sono molto pochi coloro che sanno cosa c'è dietro il sushi e come va realmente mangiato.

Le 10 regole d'oro del sushi Il vero sushi, quello originale, non nasce in Giappone, come molti pensano, bensì, come altri simboli di questo paese, come la famosa scrittura, il buddismo zen e i bonsai, è stato importato dalla Cina, dove già nel IV secolo si usava abbinare il pesce al riso, per conservarlo più a lungo. Il sushi odierno tuttavia, nella forma classica del nighiri, si può considerare veramente nipponico, perché compare per la prima volta nel 1800 tra le bancarelle di Tokyo. Anche sul wasabi si sentono tante leggende, ma quel che è vero è che è solo un facsimile, e in Giappone lo chiamano western wasabi fatto con radice di rafano e colorante verde. L’originale si chiama hon wasabi e viene preparato con una pianta particolare, la wasabia japonica, che essendo difficile da coltivare è molto costosa. Le sue radici vengono grattugiate direttamente sul sashimi, mai nella salsa di soia e il suo gusto è meno bruciante. Dopo le credenze sul wasabi, ci si aspetta che anche lo zenzero sottaceto abbia una storia tutta sua: infatti non è una semplice decorazione, ma viene usato essenzialmente per pulirsi la bocca tra un tipo di pesce e l’altro. L’alta scuola del sushi, tra l’altro, prevede che questo cambio vada fatto in un preciso ordine: i vari tipi di pesce devono essere consumati dal più delicato al più deciso. Secondo la tradizione, la salsa di soia era fatta con tre ingredienti semplicissimi, semi di soia, sale e acqua, fermentati per mesi con muffe particolari. Oggi la salsa di soia è spesso prodotta in pochi giorni con soia idrolizzata. Ma andrebbe abbinata al sushi? Si, a patto che non venga messa sul lato del riso, ma su quello del pesce, per evitare che il gusto di quest’ultimo venga soffocato. Il salmone è il tuo preferito? In Giappone non lo troverai. Ebbene si, il salmone, uno dei pesci più usati nei ristoranti giapponesi occidentali, non è un pesce autoctono, ma viene importato dalla Norvegia. Per questo, se si ha la fortuna di mangiare in uno dei ristoranti di fascia alta di Tōkyō, il salmone sarà impossibile da trovare, perché viene servito solo pesce fresco locale. Il tonno invece si trova facilmente ma ben pochi sanno che non è tutto uguale. Dalle varie parti del pesce si ricavano infatti tre tipi di sashimi: l’akami, il più magro, scuro ed economico; il chutoro, più chiaro, mediamente costoso e grasso: infine l’otoro, extra grasso, rosa, dolce e particolarmente costoso. Questa parte del tonno, oltre che a proteggere il pesce dal freddo dell’oceano, è quella che farà lievitare vertiginosamente il vostro conto a fine cena. Lo chef parla solo giapponese? Vi piacerebbe provare un po’ di tutto ma non sapete cosa ordinare? Se opterete per l’omakase, letteralmente “mi fido di te”, lo chef deciderà per voi un percorso culinario, che tradizionalmente si divide in tre movimenti. Se ti ritieni un amante del sushi dovresti essere già abbastanza bravo a destreggiarti con le hashi, le bacchette di legno. Spesso però le cose si fanno più complicate, quando per esempio bisogna mangiare un chirashi, un riso misto a pesce e verdure, o quando capita di doversi improvvisare pescatori per recuperare il sushi precipitato nella salsa di soia. Ma non preoccuparti: il sushi, tradizionalmente, va mangiato con le mani. E così si fa ancora nei ristoranti in Giappone, anche nei più esclusivi. La tanto amata zuppa di miso non è un aperitivo: è indicata dopo il main course o alla fine del pasto. Ma cos’è il miso? Considerato uno dei segreti della longevità nella tradizione giapponese, è una pasta fatta con semi di soia gialla giapponese, dalla consistenza simile a quella del nostro purè, con forte potere digestivo. Il polpo perfetto richiede un elevata attenzione nella preparazione. Un bravo shokunin sa che ogni pesce va scelto, tagliato, composto e servito in modo estremamente preciso. C’è un mollusco, il polpo, che richiede un trattamento particolare: un massaggio che può durare anche fino a 45 minuti, degno di una spa. È sempre bene provare cucine diverse per allargare i propri orizzonti culinari, ma farlo con consapevolezza darà ai vostri piatti tutto un altro sapore, e una occasione in più per stupire i vostri amici con le curiosità che si celano dietro tutto ciò che ordinate.

Categoria: 

Salute

Mondoristorante.it - copyright 2015 Informazioni sull'utilizzo dei cookies